Quando Mozart venne cacciato a calci a Vienna

Vienna, 1781.

Mozart non è ancora Mozart come lo immaginiamo oggi.
È un semplicissimo “dipendente” di un sistema molto rigido: La Corte!

Lavora per l’arcivescovo di Salisburgo, Hieronymus Colloredo, e come ogni musicista di corte ha un posto preciso nella gerarchia: sotto.

Molto Molto … sotto.

Mangia con la servitù, suona quando gli viene detto e obbedisce sempre, perché diciamocelo, doveva campare pure lui, no?

Ma qui a Vienna cambia qualcosa.

La città è diversa: più aperta, più veloce, meno disposta ad accettare l’ordine immobile delle corti. Mozart avverte subito l´animo della cittá e per la prima volta, non gli basta più essere brillante. Vuole essere anche libero di sperimentare e seguire il suo estro creativo.

Il problema? Beh! La libertà, nel Settecento, semplicemnte non era prevista per i poveracci come lui.

L’arcivescovo Colloredo soggiorna a Vienna presso l’Ordine Teutonico, a pochi passi dalla Stephansdom e de qui che la storia di oggi accade e la frattura tra Mozart e la corte diventa definitiva.


Mozart chiede di essere congedato, di essere trattato come un artista e non come un domestico. Non è una richiesta eversiva magari a pensarci per i nostri giorni, ma lo era allora. Per l’arcivescovo, è un affronto!

Le discussioni si fanno sempre più tese e accese, sempre più pubbliche. Finché la situazione sfugge di mano. A intervenire è il conte Arco, uomo di fiducia dell’arcivescovo, che non cerca di calmare le acque o fare da “pacere” no no, chiude la discussione in modo alquanto creativo … Con un calcio.

Secondo le lettere di Mozart, lo caccia letteramente con un bel calcio in cu**.

Un gesto semplice, quasi ridicolo, ma che resta nella storia.

Mozart esce così dal sistema che lo aveva formato dalla gioventú con una dimissione “elegantissima”.

Ma non torna indietro e resta a Vienna senza stipendio fisso, senza protezione, senza garanzie. Solo con la propria musica e una decisione: non appartenere più a nessuno.

È da lì che inizia davvero Mozart.

Non dal talento — quello c’era già. Ma da una rottura con gli schemi in cui era intrappolato.

Perché prima di diventare un’icona mondiale, Mozart è stato qualcosa di molto più rischioso e incredibile: un artista di corte che ha scelto di NON obbedire più.

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